Girare un film in barca a vela: una questione di spazi
Come riprendere la traversata dell’Adriatico in pedalò? come portare a casa del buon materiale per un film documentario? in quanti eravamo? e soprattutto dove?
Sul pedalò non c’era assolutamente un centimetro libero, e il problema si è risolto dando in mano ai protagonisti, a Sabrina e Manuel, una handycam di buon livello con cui raccontare in prima persona la loro avventura. Limite e scelta: l’intenzione era quella di avere del materiale che fosse un loro vero e proprio diario di bordo, intimo e con meno filtri possibili. … ma su questo scriverò un post a parte … e la troupe?
La troupe era di solo due persone, inizialmente dovevamo essere in tre, io in regia, Lorenzo in camera e una terza persona al suono. Quando ho fatto il primo sopralluogo in barca a vela mi sono accorta che per quanto fosse un bellissimo 13 metri, comodo e spazioso, non potevamo assolutamente essere più di due…considerando la ’stazza’ del capitano Pino, la presenza di Dorina, del Dottore e di tutta l’attrezzatura!! A pochi minuti dalla vera e propria partenza del pedalò, ritornato il sole e un minimo di serenità, il capitano ci descrive cosa intende lui per ‘vita in barca a vela’. Parole pittoresche e schiette, come suo solito, da cui ci si può fare un’idea non solo dell’essenzialità del vivere in mare, ma anche di cosa significa girare un film in mare, e soprattutto in barca a vela….questa volta non dal mio punto di vista, ma dal punto di vista del capitano Pino.
Buona visione.
- – -




scusa eh, ma se te alle 6 per l’aperitivo te va un Martini, no, non te ricordi di tirarlo fuori alle 6 di mattina? Cioè, se non te lo ricordi non te va veramente!